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Come si rileva uno stadio quando l’obiettivo non è soltanto disegnarlo, ma comprenderlo davvero, metro dopo metro, quota dopo quota? È da questa domanda che parte il lavoro di DEAL Studio sul Renzo Barbera, uno degli stadi più importanti del calcio italiano e simbolo della città di Palermo, con una capienza di 36.349 posti a sedere omologati posti e una storia che attraversa quasi un secolo di trasformazioni.
In casi come questo, il rilievo digitale non è un esercizio tecnico accessorio, ma il primo passaggio per costruire una base affidabile di conoscenza. Laser scanner, drone, georeferenziazione, nuvola di punti e modellazione BIM diventano strumenti di lettura dell’esistente, utili non solo alla progettazione, ma anche alla sicurezza, alla manutenzione e alla futura evoluzione dell’impianto.
Ed è proprio su questo terreno che il caso Barbera diventa interessante per comprendere come si lavora nella restituzione digitale di una struttura complessa, stratificata e viva.
«Nel momento in cui abbiamo approcciato l’infrastruttura, il dato di partenza era praticamente assente. Non c’erano planimetrie aggiornate degli interni e perfino gli archivi risultavano incompleti», spiega l’Ing.Giuseppe Prestianni, CEO, founder e BIM manager di DEAL Studio.

«La prima esigenza era ricostruire una base attendibile di dati e informazioni. Senza una fotografia digitale corretta dell’infrastruttura non si può pianificare né un intervento minimo né una trasformazione profonda».
La spinta iniziale, infatti, non era solo progettuale.
La società del Palermo Calcio è da anni impegnata nel pianificare e progettare un nuovo impianto, rinnovato e moderno, all’interno del quale svolgere le manifestazioni sportive della squadra di calcio.
Nel frattempo vigeva l’immediata priorità di conoscere e ottimizzare l’infrastruttura esistente per regolarizzare aspetti funzionali e di sicurezza, tra cui le mappe delle vie di fuga e gli skybox nella zona tribuna.
Ma, dietro l’urgenza, c’era un tema più ampio: scegliere se intervenire sull’esistente o immaginare un impianto ex novo.
«Il modello digitale è servito anche a questo: a stimare con precisione millimetrica lo stato di fatto e a leggere i costi di un’eventuale ristrutturazione profonda. In uno stadio, l’incertezza pesa tantissimo. Se non conosci bene quello che hai davanti, ogni scelta rischia di costare più del previsto» sottolinea Michael Graceffa, direttore tecnico e co-founder di DEAL Studio.


L’operazione di rilievo ha riguardato circa 50.000 metri quadrati e, proprio per questa estensione, è stata impostata per settori, procedendo dal basso verso l’alto e assegnando priorità alle aree più sensibili.
L’area della tribuna è stata affrontata per prima, anche perché era lì che si concentrava il nodo progettuale più immediato, legato agli Skybox. Poi il lavoro si è spostato verso curve e gradinata, con una sequenza che ha permesso di ridurre gli sprechi di tempo e di mantenere il controllo sul dettaglio.
«Abbiamo lavorato per fasi, senza improvvisare. In uno stadio non puoi entrare con una logica lineare da edificio semplice: ci sono ambienti stretti, livelli diversi, superfici ampie, punti difficili da raggiungere», racconta l’Ing. Prestianni.
«Per questo abbiamo usato strumenti diversi in base alla funzione del punto da acquisire: il laser scanner per gli interni e i dettagli, i droni per coperture, esterni e zone più difficili da leggere dall’interno».
La scelta della strumentazione è stata decisiva.
Tra gli strumenti utilizzati c’era il Leica BLK360, scelto per compattezza e maneggevolezza in spazi complessi, oltre a droni, GPS e stazione totale per la georeferenziazione e il controllo dei punti. Non si tratta di una semplice dotazione tecnologica, ma di un modo di organizzare il rilievo in funzione della struttura reale, evitando di trattare lo stadio come se fosse un edificio qualsiasi.

«Abbiamo dovuto ragionare anche sul livello di dettaglio da acquisire.
All’esterno serve una risoluzione più alta, perché l’errore sulle lunghe distanze si paga subito; negli ambienti interni più semplici, invece, si può scendere con la densità della nuvola dei punti per ottimizzare tempi e risultati.
È una scelta tecnica, ma anche operativa: il rilievo va governato, non solo eseguito».
Il lavoro sul campo ha richiesto circa 15 giorni con due operatori, a cui si sono aggiunte le sessioni dedicate a drone e GPS. Il dato più rilevante, però, arriva dopo il sopralluogo direttamente in studio: circa 2.000 scansioni singole sono state pulite, allineate e unite manualmente per costruire una nuvola di punti coerente, base di partenza per la modellazione scan to BIM.
E’ qui che il rilievo diventa progetto. La nuvola è stata importata in Autodesk Revit, con l’impostazione preliminare di griglie e livelli di quota, per poi procedere alla modellazione parametrica degli elementi architettonici e strutturali.

«La fase di matching è delicatissima», osserva l’Ing.Prestianni. «La qualità del risultato finale dipende molto dalla capacità dell’operatore di limitare gli errori nell’unione delle scansioni. Se sbagli lì, il modello perderà affidabilità a valle».
Nel processo Scan to BIM, l’importanza dell’accesso e della multidisciplinarietà delle informazioni viene sottolineato anche dal BIM Coordinator di DEAL Studio, l’Arch. Carlo Lannino:
Il modello è stato organizzato anche per discipline, così da consentire a più BIM specialist di lavorare in contemporanea. È un passaggio importante perché rende il rilievo non solo accurato, ma anche condivisibile e scalabile: un modello unico utile a chi deve progettare, verificare o intervenire.
«La digitalizzazione non è un file da conservare in archivio», aggiunge l’Ing. Graceffa. «È un ambiente di lavoro. Se lo imposti bene, ci possono lavorare più figure insieme e il dato resta coerente».

Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto è il salto dal modello 3D al patrimonio informativo.
Il BIM, in questo caso, non serve soltanto a “vedere” lo stadio, ma a interrogarlo. Dal modello si possono estrarre abachi, quantità, misure e informazioni utili alla gestione operativa, dalle dimensioni dei cancelli fino alla verifica puntuale di elementi che, in fase manutentiva, fanno la differenza.

«Il valore vero sta nella possibilità di usare il modello come database», osserva l’Ing.Prestianni. «Se devi sostituire un elemento, verificare una misura o preparare una manutenzione, non parti da zero. Hai una base su cui lavorare e puoi prendere decisioni più veloci e più precise».
A questo si aggiunge un tour fotografico a 360 gradi integrato alla nuvola di punti in formato LGS, che consente anche a chi non è fisicamente sul posto di esplorare i locali e prendere misure reali direttamente dalle immagini.
È un tassello che apre la strada a usi più evoluti, dal coordinamento da remoto alla consultazione tecnica condivisa tra più soggetti. In prospettiva, il modello potrà essere arricchito con impianti, stratigrafie, schede tecniche e informazioni di manutenzione fino a costruire una base sempre più vicina a un digital twin.
Il Renzo Barbera, in questo senso, diventa un laboratorio perfetto. È uno stadio vivo, usato, stratificato, con esigenze di sicurezza, gestione e trasformazione che rendono indispensabile una conoscenza digitale accurata dell’esistente.
Proprio per questo il rilievo non racconta solo un edificio, ma il modo in cui un’infrastruttura sportiva può essere letta, monitorata e preparata al futuro.
Ci sono anche episodi che restituiscono la dimensione concreta del lavoro sul campo: spazi ingombri, tempi stretti, attrezzature da proteggere, accessi da coordinare.
«In uno dei sopralluoghi ci siamo trovati in un’area occupata da mezzi e materiali, con condizioni molto complesse. È il genere di situazione che ti ricorda quanto il rilievo reale sia lontano dall’astrazione del computer», spiega l’Ing.Graceffa.
«Lo stadio non è un oggetto pulito: è un organismo che vive, si adatta e ti obbliga a trovare soluzioni sul momento».
Questa capacità di adattamento è probabilmente la lezione più utile del caso. Il valore dello scan to BIM non sta solo nella restituzione fedele del presente, ma nella possibilità di costruire un supporto concreto per il domani. E quando il domani si chiama manutenzione, rifunzionalizzazione o nuova progettazione, il dato acquisito oggi diventa decisivo.
Tra gli episodi emersi nel corso del rilievo, uno dei più brillanti restituisce bene la complessità, ma anche la vitalità, di operare all’interno di un contesto sportivo di alto profilo.
In una fase in cui il team stava lavorando in tribuna per la restituzione degli Skybox, la squadra era impegnata sul campo in una sessione di allenamento trasferita nello stadio per esigenze logistiche del centro sportivo di Torretta. In quel frangente, la presenza di un operatore sugli spalti, armato di laser scanner e treppiede, generò un comprensibile equivoco: da lontano, lo strumento appariva quasi come un dispositivo di osservazione, e l’attenzione del campo si spostò immediatamente verso quella figura in tribuna.
L’episodio si risolse con l’ironia tipica delle situazioni che nascono quando due mondi diversi — quello della performance sportiva e quello della ricognizione tecnica — si incontrano nello stesso spazio e nello stesso momento. Per i tecnici, fermarsi avrebbe significato interrompere un flusso di lavoro delicato; per lo staff sportivo, invece, era fondamentale preservare la concentrazione e la riservatezza dell’allenamento. Ne scaturì così un piccolo cortocircuito operativo, poi ricomposto con buon senso, che portò a una riorganizzazione più attenta delle finestre di lavoro.
Da quel momento, le attività vennero pianificate con maggiore prudenza, in orari compatibili con la presenza della squadra o in condizioni di completa assenza del campo. Ed è proprio questo il tratto più interessante dell’episodio: il rilievo di uno stadio non è mai una semplice operazione tecnica, ma un esercizio di misura, coordinamento e sensibilità, capace di intrecciare precisione digitale e intelligenza organizzativa.
Il progetto di digitalizzazione dello stadio Renzo Barbera ha interessato una superficie complessiva di circa 50.000 metri quadrati.
Per l’acquisizione dei dati, il team ha effettuato circa 2.000 scansioni laser integrate da rilievi tramite droni e GPS per la georeferenziazione e il censimento preciso di 35.913 seggiolini.

“Il modello digitale definitivo ha raggiunto un peso compreso tra i 350 e i 400 MB”.
— Arch. Carlo Lannino, BIM Coordinator DEAL Studio
“In termini di tempistiche operative – continua l’Ing. Prestianni- la fase di rilievo sul campo ha richiesto 15 giorni di lavoro per due operatori, a cui si sono aggiunte 3-4 giornate dedicate alle campagne di volo con drone e GPS. L’intero workflow, dalla fase di acquisizione alla restituzione finale del modello consegnato a marzo, ha impegnato un team di 10-15 professionisti per una durata complessiva di circa quattro mesi”.
Il tema si allarga naturalmente al Palermo Calcio, che oggi ragiona sul proprio futuro anche grazie a una conoscenza più approfondita dell’impianto e alla digitalizzazione del Barbera. È da basi come questa che ha preso forma il progetto più consapevole del nuovo stadio, a cura dello studio di architettura Populous, che ambisce a divenire uno degli impianti selezionati per gli Europei di Calcio del 2032 in Italia e Turchia.
In altre parole, il rilievo non è un capitolo accessorio della progettazione: è il punto di partenza. E nel caso del Renzo Barbera lo diventa ancora di più, perché ha consentito di leggere lo stadio non solo come casa del Palermo, ma come struttura complessa da governare, aggiornare e immaginare nel tempo.

Credits foto e screenshots: DEAL Studio

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