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A Taranto prende forma il nuovo Stadio del nuoto, una delle opere più riconoscibili del percorso verso i Giochi del Mediterraneo del 2026 e, insieme, un’infrastruttura pensata per restare oltre l’evento. Il progetto unisce qualità architettonica, intensità costruttiva e attenzione alla gestione futura, mettendo in relazione il paesaggio costiero, la dimensione agonistica dell’impianto e una macchina realizzativa complessa in cui Ferraro S.p.A. e Sportium ricoprono ruoli decisivi.
Il primo carattere distintivo dello stadio del nuoto è il rapporto con il mare. L’impianto sorge sulla Litoranea, in una posizione in cui l’acqua non è solo sfondo ma parte integrante della percezione dello spazio, con l’obiettivo di costruire una continuità visiva tra l’interno dell’edificio e l’orizzonte del litorale tarantino – Arch. De Martino
I XX Giochi del Mediterraneo del 2026 rappresentano per Taranto non solo un grande evento sportivo internazionale, ma anche un acceleratore di trasformazioni urbane e infrastrutturali, coordinate dalla struttura commissariale dedicata. Tra gli interventi realizzati ad hoc figurano il nuovo stadio del nuoto, la riqualificazione dello stadio Erasmo Iacovone, il nuovo complesso polifunzionale PalaRicciardi e il centro nautico nell’area ex Torpediniere, inseriti in un più ampio programma di ammodernamento degli impianti e dei servizi collegati.

Il valore del progetto sta proprio nella sua natura integrata, dove architettura, ingegneria e sostenibilità non procedono come elementi separati ma come parti di un unico organismo costruttivo.
Lo stadio del nuoto è un’opera strategica perché affianca alla funzione sportiva una forte capacità di rappresentazione urbana, offrendo agli spettatori seduti sulle gradinate la possibilità di seguire le competizioni mantenendo costante il rapporto visivo con il mare.
Il costruendo stadio del nuoto è organizzato attorno a due vasche olimpioniche da 50 metri, una indoor e una outdoor, entrambe con identica vocazione agonistica.
L’impianto è progettato per accogliere circa 2.000 spettatori, distribuiti tra le due aree acqua, e presenta una gestione dei flussi che separa in modo netto atleti e pubblico, in coerenza con i requisiti normativi e funzionali di una struttura destinata a competizioni di alto livello.
In questa impostazione emerge la volontà di costruire uno stadio del nuoto non episodico, ma realmente utilizzabile nel tempo anche oltre la scadenza dei Giochi.


Per l’architetto De Martino, Direttore Tecnico di Sportium, studio di architettura e pianificazione, la sfida principale della fase esecutiva è stata tradurre in un edificio costruibile e durevole il concept architettonico posto a base di gara.
Sportium ha curato la progettazione esecutiva e l’ingegnerizzazione per conto dell’impresa Ferraro, coordinando un gruppo di lavoro con SCE Project per le strutture, Stain Engineering per gli impianti e Cinzia Mazzone per i requisiti CAM. La competenza del team, nelle parole di De Martino, sta nell’aver reso lo stadio del nuoto non solo coerente sul piano dell’immagine, ma anche cantierabile, funzionale e manutentivamente sostenibile.

L’ingegnerizzazione del concept è stata il passaggio decisivo per trasformare un’idea architettonica molto forte in un edificio realmente costruibile, efficiente e durevole: il nostro lavoro è stato rendere lo stadio del nuoto cantierabile, funzionale e manutenibile, senza perderne la qualità formale e il rapporto con il mare.
L’elemento più iconico dello stadio del nuoto è la copertura, che l’Ing. Primerano descrive come il punto di maggiore impatto visivo dell’intera opera.
Si tratta di una struttura in legno lamellare di grande luce, ancorata su un lato a un muro in cemento armato tramite piastre in acciaio e, sul lato mare, sostenuta da pilastri metallici a “Y” che ne accompagnano l’andamento geometrico.
L’Arch. De Martino ne sottolinea la complessità morfologica, spiegando che il tetto copre quasi 5.000 metri quadrati e presenta un forte andamento asimmetrico, con circa 15 metri di differenza tra il punto più alto e quello più basso.
Nella lettura dell’Arch. De Martino, la vera complessità della copertura non è solo strutturale ma anche idraulica. Tutta l’acqua meteorica converge infatti verso un unico punto basso nell’angolo sud-ovest, e per questo sono stati progettati pluviali in depressione, canali di gronda molto larghi con funzione di buffer e pannelli con aggraffature da 6 centimetri, superiori agli standard più comuni, per guidare correttamente il deflusso.
È un passaggio che mostra bene il valore dell’ingegnerizzazione sviluppata da Sportium: dare forma tecnica affidabile a un’architettura irregolare e fortemente caratterizzata.

Sia Primerano sia De Martino insistono sul carattere ibrido del sistema costruttivo, che integra i tre materiali fondamentali dell’opera: legno lamellare, acciaio e cemento armato. L’Ing. Primerano evidenzia questa coesistenza come una delle cifre più interessanti dello stadio del nuoto, mentre De Martino precisa che, rispetto al progetto iniziale, è stato aggiunto un asset in XLAM per stabilizzare la forma della copertura, limitarne le deformazioni e aumentarne la durabilità.
Il resto dell’edificio si sviluppa in cemento armato, in parte prefabbricato e in parte gettato in opera, mentre il manto esterno in alluminio Kalzip completa la figura architettonica del tetto.
Il cantiere dello stadio del nuoto è anche il risultato di una filiera di partner altamente specializzati. Il legno lamellare è prodotto da Rubner negli stabilimenti di Bolzano, la carpenteria metallica è affidata da Ferraro alla tarantina Stoma, la tecnologia delle vasche è di Fluidra e il sistema di copertura in alluminio è firmato Kalzip, con profilatori arrivati dalla Germania per la sagomatura in cantiere. In questo quadro, Ferraro S.p.A. emerge come il soggetto che coordina materiali, fornitori, sequenze di posa e tempistiche, trasformando la complessità tecnica in processo realizzativo.
La sostenibilità del progetto non è affidata a un solo dispositivo, ma a un insieme di scelte che coinvolgono involucro, impianti e materiali. L’Ing. Primerano richiama l’importanza di un’impiantistica avanzata capace di garantire comfort termico costante sia in estate sia in inverno, nonostante l’irraggiamento dovuto alle ampie superfici vetrate.
L’Arch. De Martino ci spiega infatti che l’edificio è stato concepito in chiave completamente decarbonizzata, senza combustibili fossili, con climatizzazione affidata a pompe di calore elettriche.
Sulla copertura è inoltre installato un impianto fotovoltaico che segue la forma irregolare del tetto e contribuisce alla copertura del fabbisogno nelle ore diurne, nel rispetto dei CAM e delle prestazioni energetiche richieste.
Il nuovo stadio del nuoto non deve essere letto solo come risposta a un grande evento sportivo, ma come una legacy destinata a rimanere alla città e all’intero territorio pugliese.
La presenza di poche vasche da 50 metri in regione e il clima favorevole di Taranto possono trasformare l’impianto in un polo attrattivo per ritiri, allenamenti e attività federali anche al di fuori del calendario dei Giochi. Questa prospettiva va legata a una visione urbana più ampia, leggendo l’opera come un segno di rilancio e come un contributo concreto a una narrazione diversa della città, non più associata soltanto alla grande industria.
In questa prospettiva, i punti di vista dei nostri due interlocutori convergono in maniera netta a dimostrazione di una salda relazione tra progettazione e visione futura.
Alla fine, il valore dello stadio del nuoto sta nella capacità di tenere insieme paesaggio, costruzione, prestazione e gestione futura.
Con l’apertura dei Giochi del Mediterraneo fissata per il 21 agosto 2026, quindi tra circa tre mesi, il nuovo stadio del nuoto entra nella fase in cui il valore del progetto si misura anche sulla capacità di arrivare pronto a una scadenza non negoziabile.
Costruire un’infrastruttura è sempre un processo complesso, perché richiede di tenere insieme architettura, strutture, impianti, materiali, tempi, maestranze e coordinamento; farlo dentro un cronoprogramma che deve consegnare l’impianto in tempo per un grande evento internazionale rende questa sfida ancora più alta e, proprio per questo, ancora più significativa.
Località: Taranto
Committente: Comune di Taranto
Inizio lavori: 6 marzo 2025
Fine lavori: 2026
Progetto Esecutivo: Sportium società del Gruppo Progetto CMR International
General contractor: Ferraro spa
Coordinamento e progetto architettonico: MDU architetti
Progetto strutture, sicurezza e antincendio: OPEN ingegneria
Progetto impianti elettrici, meccanici e lighting: ESA engineering
Relazione geologica: geologo Andrea Fiaschi
Consulenti per il paesaggio: Paesaggisti per Caso
Progettazione Mep: STAIN Engineering società del Gruppo Progetto CMR International
Credits foto: Sportium | Ferraro Spa

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